Ultime News

Alimentazione fuori casa

è con orgoglio che informiamo di essere stati certificati per una sana alimentazione fuori casa senza glutine - primi piatti, secondi e dolci dedicati a Voi


Eventi

APERTURA RIFUGIO

IL RIFUGIO LANCIA

E' APERTO PER I FINE SETTIMANA

FINO A DOMENICA 29 OTTOBRE

( salvo altre indicazioni )

 

 

 

 

14°C
Trambileno
Coperto con rovesci intermittenti
Umidità: 71%
Vento: 3 nodi NNE
Lun

18°C
Mar

21°C
Mer

23°C
Gio

23°C
Indice
Il Pasubio e la Grande Guerra
Pagina 2
Pagina 3
Tutte le pagine
Il Pasubio e la prima Grande Guerra

Il Pasubio e la Grande Guerra

Numerosi eventi bellici della Grande Guerra in Trentino ebbero come scenario proprio il monte Pasubio. Prima del conflitto la maggior parte del Massiccio apparteneva all’Austria-Ungheria; infatti, dopo il 1866, in seguito alla terza guerra d’indipendenza, il Veneto passò al Regno d’Italia mentre il Trentino rimase all’Impero austro-ungarico. Il confine di Stato fu posto al Pian delle Fugazze e al Passo della Borcola. Dopo l’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, nel quale fu assassinato l'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, gli eventi precipitarono e l'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia. Per le popolazioni trentine la mobilitazione generale iniziò alla fine di luglio 1914. Con il decreto dell'imperatore Francesco Giuseppe anche numerosi giovani delle valli del Leno e del territorio pasubiano furono chiamati alle armi e mandati a combattere sul fronte russo, in Galizia. Ben presto neppure la popolazione civile fu risparmiata dalla tragedia della guerra; gli abitanti di Terragnolo, Trambileno e Vallarsa dovettero lasciare la propria terra, le case, gli affetti e migrare nei campi profughi dell’Austria inferiore e superiore, a Braunau, Mitterndorf, in Boemia e in Moravia, nelle cosiddette “città di legno”. L’esodo fu lungo e doloroso e altissimo risultò il prezzo pagato alla guerra. L'evento bellico era nell'aria da tempo, preannunciato dalla costruzione, sia da parte austriaca che italiana, di fortificazioni e sbarramenti stradali lungo il confine. L'Austria-Ungheria aveva intenzione di far assumere al Pasubio la funzione di proprio baluardo difensivo: l'alta valle di Terragnolo era stata messa sotto la protezione delle bocche da fuoco del forte Dosso delle Somme, la Vallarsa era quasi chiusa dal forte Pozzacchio e dal trinceramento di Matassone, mentre sullo Zugna si stava costruendo un’altra fortificazione quale sbarramento verso il Pian delle Fugazze e il Passo di Campogrosso. L’Esercito italiano, di là dal confine, controllava il versante vicentino del Massiccio e se gli imperiali avessero occupato anche questa parte del Pasubio, avrebbero avuto aperta la strada verso la pianura veneta. Fin dall'alba del 24 maggio 1915 le truppe italiane ebbero l'ordine di varcare il confine di Stato: in breve il Pasubio fu occupato senza incontrare decisive resistenze. I primi a entrare in territorio nemico furono gli alpini del battaglione Vicenza, della Prima armata; il giorno successivo, altri reparti alpini si impadronirono del Col Santo. La Prima armata, destinata ad operare in Trentino, non aveva compiti offensivi; era inizialmente comandata dal generale Roberto Brusati, sostituito a partire da maggio 1916 dal generale Guglielmo Pecori Giraldi.