Eventi

APERTURA RIFUGIO

IL RIFUGIO LANCIA E' CHIUSO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3°C
Trambileno
Molto nuvoloso o coperto
Umidità: 51%
Vento: 2 nodi NE
Ven

5°C
Sab

7°C
Dom

5°C
Lun

4°C
Il Pasubio e la Grande Guerra
Indice
Il Pasubio e la Grande Guerra
Pagina 2
Pagina 3
Tutte le pagine

Il Pasubio e la Grande Guerra

L'azione da parte italiana nel 1915 fu rapida e si spinse lungo la Vallarsa: a sorpresa furono occupati nei primi giorni di giugno i forti di Matassone e Pozzacchio, mentre la reazione austriaca fu debole, poiché il Comando Supremo imperiale si proponeva di difendere il Trentino con le poche forze disponibili e con il minor danno possibile, in termini di uomini e territorio. Le perdite furono limitate in entrambe le parti.

Poco meno di un anno più tardi, il 15 maggio 1916, lo Stato Maggiore imperiale sferrò sul fronte trentino l'offensiva conosciuta con il nome "Strafexpedition"; l'operazione era stata a lungo pianificata dal generale Conrad von Hoetzendorf, con l'obiettivo di alleggerire il fronte dell'Isonzo e la speranza di sfondare nella pianura veneta per prendere alle spalle l'Esercito italiano, impegnato con il grosso delle sue forze sul fronte orientale, lungo il fiume Isonzo e sul Carso. Nonostante che fin da febbraio 1916 i Comandi italiani fossero a conoscenza dell'imminente offensiva, ne sottovalutarono la portata e concessero rinforzi assai limitati su questo tratto di fronte. Vi furono combattimenti particolarmente violenti, nei quali gli austriaci ebbero inizialmente la meglio per superiorità numerica e per armamenti, tanto che il 19 maggio venne conquistato il Col Santo, e in seguito il Corno di Vallarsa, il monte Roite, l’Alpe Pozze e l’intera Alpe di Cosmagnon.

Solamente dopo che il veemente attacco imperiale del 2 luglio in zona Sette Croci fu respinto dai reparti italiani con enormi perdite, i Comandi austriaci si convinsero dell’impossibilità di sfondare il fronte pasubiano e si trincerarono saldamente su una linea che si appoggiava sul Dente Austriaco, punto più avanzato del loro schieramento.

Poco dopo ebbe luogo la controffensiva italiana. I reparti del Regio Esercito riuscirono a recuperare solo qualche lembo di terreno perduto, arrivando fin sulla linea di Forte Pozzacchio, saldamente in mano avversaria.

In quei giorni si colloca anche l'episodio della cattura degli irredentisti trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi. Nella notte sul 10 luglio 1916 gli alpini del battaglione Vicenza con un’audace azione conquistarono la Selletta e il monte Corno di Vallarsa e, poco dopo, pur non vedendo giungere i preannunciati rinforzi, si lanciarono da soli all'attacco della munitissima Quota 1801. I soldati italiani furono respinti e contrattaccati, dovettero abbandonare la loro posizione, ma furono circondati e quindi catturati. Del gruppo di prigionieri facevano parte anche Cesare Battisti e Fabio Filzi, oltre al capitano Ugo Modena e al maggiore Carlo Frattola, comandante del battaglione. Battisti e Filzi, subito riconosciuti, furono condotti assieme agli altri a malga Zocchi, sede del comando austriaco; da qui, separati dai compagni, furono portati al Castello del Buonconsiglio di Trento, processati, condannati a morte per alto tradimento e impiccati nel fossato del castello il 12 luglio. Da allora il monte si chiamò Corno Battisti.