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Il Pasubio e la Grande Guerra
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Il Pasubio e la Grande Guerra
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Il Pasubio e la Grande Guerra

Alla fine dei combattimenti fu chiaro ad entrambi i contendenti che il Pasubio costituiva il cardine del fronte fra l’Adige e l’altopiano di Asiago e quindi bisognava tenerlo ad ogni costo. E, proprio per rientrare in possesso di tutto il Massiccio, nei mesi di settembre e ottobre 1916, la 44a divisione italiana sferrò contro la linea nemica del Pasubio una possente offensiva, al termine della quale i reparti italiani riuscirono ad impadronirsi dell’Alpe di Cosmagnon, ma non del Dente Austriaco e del Roite, tenuti dall’avversario a prezzo di ingenti sacrifici. In meno di quindici giorni di battaglia le perdite umane furono enormi: circa undicimila combattenti, tra morti, feriti e dispersi costituirono il tragico bilancio tra le fila dei fanti, alpini e kaiserjager sul Pasubio. Da allora, e fino alla conclusione delle ostilità, le opposte linee di difesa non subirono sostanziali variazioni.

Dal 20 ottobre iniziò a nevicare e un alto strato nevoso ricoprì il Massiccio fino all’estate successiva, costringendo i combattenti a vivere in gallerie sotto la neve, sotto l’incubo delle frequenti valanghe e con temperature rigidissime.

Nel 1917 e nel 1918 non vi furono grandi combattimenti sul Pasubio: i contendenti furono seriamente impegnati nella costruzione di opere difensive, soprattutto caverne, che potevano ospitare centinaia di soldati al riparo dal tiro delle artiglierie avversarie.

Sulla parte sommitale italiani e austriaci si fronteggiarono su due speroni rocciosi separati da una selletta, i Denti, all’interno dei quali ricavarono delle vere e proprie fortezze, protette da mitragliatrici e da artiglieria, e forniti di viveri e acqua. Sotto queste imprendibili postazioni, tra settembre 1917 e marzo 1918, si combatté la guerra di mine, uno scontro sotterraneo inteso a demolire la parte avversaria facendola saltare per aria.

Dieci terribili esplosioni, cinque italiane e altrettante austriache, modificarono il profilo del Dente Italiano e della Selletta, causando ingenti perdite tra entrambe le parti, ma senza raggiungere i risultati sperati dai contendenti.

Il 13 maggio 1918 gli italiani si impadronirono del Corno Battisti con un’ardita azione di sorpresa, respingendo in seguito ogni tentativo avversario di riconquistare la contesa posizione.

La guerra sul monte Pasubio ebbe termine nella notte sul 2 novembre 1918 quando i reggimenti kaiserjager che presidiavano il Massiccio abbandonarono le loro posizioni, mentre i reparti italiani della 1a armata iniziavano l’avanzata su Trento.

Il 4 novembre, il celebre bollettino di guerra n° 1268, firmato dal generale Armando Diaz, annunciava la vittoria italiana e la fine delle ostilità.